Utilizzare lo sport come strumento di inclusione e contrasto ai pregiudizi legati alla salute mentale.
È questo il messaggio al centro della Crazy Challenge, il torneo di calcio a 5 che venerdì 9 ottobre ha animato il Bocconi Sport Center nell’ambito di Milano 4 Mental Health 2026, la rassegna promossa dal Comune di Milano in occasione della Giornata mondiale della salute mentale.
Protagonista dell’evento è stata la Nazionale italiana Crazy for Football, composta da atleti seguiti dai servizi territoriali di salute mentale e selezionati in tutta Italia in collaborazione con Asl, centri diurni e comunità terapeutiche.
La giornata si è aperta con una sessione speciale di selezione per individuare nuovi giocatori in vista dei prossimi Mondiali, a seguire, quattro squadre sono scese in campo per la Crazy Challenge: Crazy for Football, la selezione del Comune di Milano con le leggende di Inter e Milan, la selezione Bocconi e quella di Play2Give. Un confronto sportivo che ha riunito istituzioni, protagonisti del calcio e comunità universitaria attorno a un obiettivo comune: contribuire a contrastare lo stigma legato alla salute mentale.
Come sottolinea Santo Rullo, fondatore di Crazy for Football e presidente dell’International Football Committee for Mental Health, indossare la maglia azzurra permette agli atleti di riconoscersi in un ruolo attivo, fatto di orgoglio, impegno e appartenenza; non più definiti esclusivamente dalla propria condizione, ma riconosciuti per ciò che sono e per ciò che possono realizzare.
La Crazy Challenge ha così rappresentato molto più di un torneo: un’occasione per dare concretezza ai valori che Bocconi Sport promuove attraverso lo sport, favorendo relazioni, partecipazione e rispetto delle differenze. Un impegno condiviso con le numerose realtà coinvolte in Milano 4 Mental Health, tra cui anche Fondazione Cariplo.
È difatti proprio qui che lo sport rivela il suo significato più profondo: non soltanto competere per vincere, ma imparare a riconoscere nell’altro un compagno prima ancora di qualsiasi etichetta. Perché una vera comunità si costruisce quando a tutti viene data la possibilità di scendere in campo.